Coel viene al mondo da genitori contadini, portando con sè la predisposizione all'arte ma non ci sono le condizioni economiche per poterla sviluppare. Va così a lavorare in varie aziende, ha un buono stipendio che lo rende sereno e la sua vita scorre come tante altre ma…..un giorno uno ‘tsunami’ di energia nuova invade il suo corpo e la sua anima: è la sua vera natura che si manifesta e lo porta via con sè lungo i sentieri impervi e meravigliosi dell’Arte...
Coel negli anni ‘90 crea la grafica per il manifesto nazionale del SI.NA.SC.EL.CISL (Sindacato Nazionale Scuola Elementare);
Successivamente, per causa di forza maggiore e per sua stessa volontà, decide di non partecipare più a nessuna iniziativa di carattere culturale, declinando gli inviti ricevuti.
Il percorso artistico di Coel nel suo svilupparsi è andato connotandosi sempre più come una sorta
di ‘archeologia dell’immaginario’, ossia un progressivo addentrarsi nel profondo della propria
esperienza e delle forme immaginifiche interiori che essa ha generato nel tempo, per farne
emergere delle occorrenze significative.
E’ una vera e propria opera di scavo nell’interiorità alla ricerca di ‘reperti’ della storia
personale e al contempo della vicenda umana tout-court. L’interiorità in cui ci si immerge non è
però vaga e impalpabile ma è un sentire generato dall’incontro con la materia e da essa
contaminato e, a sua volta, la materia appare segnata e trasfigurata dalla relazione profonda col
sentire umano.
In tal senso, l’esplorazione si compie all’interno di elementi di esperienza che potremmo definire
‘concrezioni di anima-materia’ e del loro strutturarsi in forme-architetture simboliche; uno
strutturarsi che, si badi, non è mai scontato ma è il risultato di un travaglio umano ed artistico
che si riattualizza ad ogni opera. E’ una ‘città interiore’ i cui ambienti vanno ricostituiti,
come ogni operazione propriamente archeologica, ridando una collocazione ai reperti all’interno
dello spazio-tempo, in questo caso interiore e pittorico.
E così sulla tela prendono forma porzioni di universi con zone chiare e altre ancora oscure;
stratificazioni di piani che si muovono tra rivelazioni e occultamenti; accostamenti simbolici a
volte concilianti ed altre decisamente spiazzanti; ricombinazioni raffigurative delle categorie
percettive dentro/fuori, prima/dopo, soggetto/oggetto. E’ insomma una ricostruzione i cui esiti
non sono affatto prevedibili né definitivi.
Si tratta dunque di creazioni solo apparentemente immobili ma, al contrario, attraversate da un
dinamismo profondo ancorchè non ostentato: del resto molte opere di Coel potrebbero essere viste
come la parte terminale di una sorta di “pendolo della memoria”, sospeso nel cielo dell’anima e
colto in un mistico istante del proprio perenne e fecondo oscillare...Oscillazione, o forse
sarebbe più appropriato dire ‘scossa’ percettiva, che è in effetti caratteristica costante
dell’esperienza fruitiva dei suoi dipinti.
In definitiva, l’opera di Coel si pone come profonda testimonianza della possibilità di
scongiurare la possibile frantumazione di senso dell’esperienza, ricomponendo mediante il processo
artistico mondi e storie e rigenerando in tal modo il significato individuale ed universale
dell’esistere.
Aldo D’Angiò